di Caterina Spiezio

La giraffa, uno degli animali più affascinanti ed eleganti del continente africano, uno dei mammiferi più stranamente formato e il più alto del mondo, è al centro dell’attenzione di genetisti, scienziati, conservazionisti e opinione pubblica. Un tempo identificata come unica specie, la Giraffa camelopardalis comprendeva ben nove sottospecie, distinte grazie alle tipiche macchie che colorano il pelo e alla distribuzione geografica. Oggi invece non esiste più solo una specie di giraffa, ma sono state identificate dai ricercatori 4 diverse specie. E’ quanto emerge dallo studio pubblicato lo scorso settembre su Current Biology, che compone il nuovo quadro sull’appartenenza genetica del mammifero più alto del mondo: oggi esiste la Giraffa giraffa, specie dell’Africa meridionale, la Giraffa masai, la Giraffa reticulata e infine, la Giraffa camelopardalis, quella settentrionale.

Questa riorganizzazione è stata realizzata utilizzando centinaia di campioni biologici di giraffa provenienti da ciascuna delle 9 sottospecie, recuperati nel corso degli anni da parte della Giraffe Conservation Foundation (GCF), che il Parco sostiene aderendo ogni anno al World Giraffe Day. Le implicazioni dei risultati di questo studio sono importanti per la conservazione delle giraffe sia in situ (nel loro habitat naturale) sia ex situ (lontano dall’habitat naturale). In particolare, bisognerà pensare ad un programma specifico per ciascuna specie a partire da quella più problematica. La popolazione delle giraffe in natura, infatti, è in continuo decremento e nelle ultime tre decadi il numero degli individui è diminuito del 30%: da 150.000 esemplari distribuiti nel continente africano, oggi ne sopravvivono 100.000. Il vantaggio dell’individuazione di 4 diverse specie è che la singola specie acquisisce una più alta diversità genetica, necessaria per garantire la sopravvivenza in natura.

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