A common noctule bat (Nyctalus noctula noctula) at Centro Fauna Selvatica "Il Pettirosso", photographed by Joel Sartore, National Geographic Photo Ark

Notti fredde e pipistrelli svolazzanti, illuminati da una luna che getta ombre spaventose: in questo periodo è l’immagine più gettonata da adulti e bambini, che però poco ha a che fare con quello che accade realmente tra ottobre e novembre nella vita notturna di boschi, campagne e città. Le oltre 30 specie di pipistrelli che abitano l’Italia si stanno preparando al lungo riposo invernale nascoste in grotte e fessure, durante il quale ridurranno il battito cardiaco e sopravvivranno grazie alle riserve di grasso accumulate. “Tra di loro – spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva – ce n’è una che per arrivare dal nord-Europa fino al clima mite del nostro Paese, può migrare ogni anno per più di 700 chilometri, senza mai andare oltre la linea più meridionale che corre dal Golfo di Napoli al Golfo di Manfredonia”. E’ la nottola, è “vulnerabile” di estinzione ed è stato eletto pipistrello europeo dell’anno dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. La sua sventura è quella di prediligere i tronchi cavi dei boschi di latifoglie.
“L’ambiente eletto per questa specie di microchirottero sta scomparendo”, continua Avesani Zaborra. “Se non c’è una stima precisa del numero di esemplari che vivono in Italia, c’è il dato certo per cui gli habitat forestali maturi in cui vive si siano ridotti ad un tasso maggiore del 10% negli ultimi 30 anni”. Il taglio dei vecchi alberi cavi, l’azione di disturbo da parte dell’uomo spinge questa specie a popolare anche gli ambienti urbani, dove però non sempre è vista di buon occhio.
“Sfatiamo il mito del pipistrello nei capelli e del pipistrello succhia-sangue: si tratta di animali discreti e utili, che per muoversi nell’oscurità usano in modo efficace gli ultrasuoni. Si cibano di insetti – come le zanzare – e per questo sono una specie fondamentale per il mantenimento degli ecosistemi”. La nottola ad esempio, ama cibarsi di formiche alate e coleotteri. Ma se scompare il suo habitat, scomparirà anch’essa, insieme alle sue prede.

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