Zia, la tamarina salvata 12 anni fa dalle sperimentazioni del Biomedical Primate Research Center olandese e affidata al Parco Natura Viva di Bussolengo, è diventata nonna di due gemelli. L’11 giugno sua figlia Puff ha dato alla luce due piccoli tamarini edipo all’Auckland Zoo, dove era stata trasferita nel settembre scorso: dopo aver assunto il nome del suo compagno Nuri ed esser diventata Mrs. Nuri, la nipote di Zia ha dato alla luce in Nuova Zelanda una prole che offre una speranza preziosa a una specie sull’orlo della scomparsa. Gravemente minacciata di estinzione secondo IUCN e originaria di uno dei Paesi con il più alto tasso di deforestazione al mondo, questa piccola scimmia colombiana ha visto scomparire in natura il 75% del suo habitat originario.

“Puff – come le altre mamme tamarino – ha dovuto affrontare un parto impegnativo a causa del peso tipico dei piccoli di questa specie”, spiega Caterina Spiezio, responsabile del settore ricerca e conservazione del Parco Natura Viva di Bussolengo. “I neonati pesano tra il 15 e il 20% della propria mamma, un po’ come se una donna si trovasse alle prese con due gemelli di 4,5 kg ciascuno. Ma anche per questo c’è sempre il papà ad assistere le femmine durante il parto e a curarsi dell’allevamento dei gemelli, trasportandoli sulla schiena per alcuni mesi e porgendoli alla mamma quando è ora di allattare”.
Zia, Puff e i due piccoli: una discendenza a distanza, che non avrebbe avuto futuro se la nonna tamarino avesse terminato la propria vita dentro i laboratori della ricerca biomedica. Un metodo scientifico tuttora in uso, responsabile tra gli anni ’60 e ’70 di aver prelevato dalle foreste della Colombia ed aver esportato negli Stati Uniti tra i 20mila e i 30mila esemplari: ad oggi, la popolazione in natura non supera i 2mila esemplari maturi (Fonte IUCN).
“E’ per questo che i 6 tamarini che vivono qui – prosegue Spiezio – sono inseriti nel programma europeo delle specie minacciate e quando è il momento, vengono distribuiti nelle strutture europee per garantire alla specie la massima diversità genetica possibile. Nel frattempo in Colombia, grazie al Progetto Titì, stiamo acquistando ettari di foresta amazzonica per garantire a questa specie una casa in cui abitare”. Partito negli anni ’90 con 75 ettari, nel 2017 ne sono stati salvati 2000.

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