La V Migrazione Guidata dall’Uomo – la più veloce di sempre – ha spiccato il volo da Borgo San Lorenzo ed ha raggiunto l’oasi di svernamento di Orbetello durante la sua quinta e ultima tappa. Ventinove ibis eremita guidati da due ultraleggeri a motore con a bordo le mamme adottive hanno toccato terra nell’Oasi toscana nel primo pomeriggio del 28 agosto, dopo aver volato per 5 ore e 19 minuti. Un viaggio complessivo lungo tredici giorni che dalle rive del Lago di Costanza ha condotto lo stormo attraverso le Alpi e a sud lungo la Pianura Padana, per poi all’ultimo virare a ovest, attraverso gli Appennini fino in Maremma: qui le mamme adottive rimarranno per qualche giorno con i 29 giovani ibis, che dovranno ambientarsi e poi cavarsela da soli. Sarà in primavera che gli uccelli avranno il compito di tornare a nord autonomamente, riprodursi e scendere nuovamente in Italia con i nuovi giovani che a quel punto, non avranno più bisogno dell’uomo per percorrere la rotta. E’ il senso stesso del progetto cofinanziato dall’Ue LIFE+ “Reason for hope” per la reintroduzione in natura dell’ibis eremita, estinto in Europa nel XVII secolo.

CACCIA ILLEGALE, E’ PERIODO D’ALLERTA
Ma a nulla sarà valso uscire indenni dall’incursione di una volpe in voliera la notte della partenza, affrontare l’attacco di un’aquila al valico delle Alpi e sopportare una tempesta di acqua e vento a Thiene se ora incombe una minaccia che non lascia scampo a questa specie. Il Parco Natura Viva lancia l’allerta: “All’alba dell’apertura della stagione di caccia e alla vigilia della pre-apertura in quattordici Regioni italiane, rischiano di entrare nel mirino dei bracconieri 14 esemplari adulti che oggi non si trovano ad Orbetello”, sottolinea Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva di Bussolengo, unico partner italiano del progetto “Reason for hope”. “Dino, Hannibal, Capitano e gli altri stanno volando a sud in punti diversi e ora sono minacciati dallo stesso pericolo che, sempre in questo periodo dell’anno, ha colpito 7 esemplari tra il 2016 e il 2017”. La caccia illegale rimane uno dei principali rischi per la sopravvivenza degli ibis eremita ma in campo, a sostenere e monitorare gli esemplari in volo, c’è una vera e propria task force. “Oltre allo staff che li segue grazie al gps che hanno applicato sul dorso, c’è una collaborazione tra associazioni sul territorio, cacciatori e volontari che hanno a cuore il ritorno di questa specie nei cieli d’Italia”. E conclude: “Non sparate all’ibis eremita!”

 

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