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sabato 20 Aprile 2024

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“Di nuovo nel Sahara per scavare Spinosaurus”: l’annuncio del più noto paleontologo d’Italia
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Il più importante colossal sui dinosauri compie trent’anni questo mese. Ma nel suo “Jurassic Park” del 1993, nemmeno Steven Spielberg riuscì ad immaginare che sarebbe stato un team di paleontologi italiani a scalzare il suo T-Rex dal trono di “cattivissimo”. Una scoperta guidata da Cristiano Dal Sasso, che nel 2008 rinvenne nel deserto del Sahara i primi resti fossili di Spinosaurus, il più grande dinosauro predatore mai conosciuto. E che oggi annuncia di tornare in Marocco, per terminare lo scavo al quale manca un importante tassello.

“Spinosaurus misurava circa 15 metri e superava Tirannosaurus rex di circa 3 metri. Ma dobbiamo tornare a scavare perchè al suo scheletro, dopo quella prima campagna di scavo in cui rinvenimmo le prime due vertebre della schiena con le caratteristiche spine allungate e dopo le successive, mancano ancora le zampe anteriori”, annuncia Dal Sasso durante la presentazione del suo libro “I dinosauri spiegati a mio figlio” al Parco Natura Viva di Bussolengo. Un annuncio avvenuto all’ombra della prima ricostruzione al mondo di questo gigante del cretaceo, ospitata all’Extinction Park del parco zoologico sul lago di Garda e realizzata seguendo le indicazioni scientifiche acquisite da Dal Sasso e dai suoi collaboratori, tra i quali Simone Maganuco. “Del più completo scheletro di spinosauro esistente – spiega Dal Sasso – non abbiamo ancora estratto tutte le ossa e abbiamo ancora informazioni da raccogliere su quello che è l’unico dinosauro conosciuto a presentare degli inequivocabili adattamenti alla vita semi-acquatica. Il suo scavo, nella difficoltà della calura del deserto del Sahara, ci ha regalato molti brividi, quasi per ogni osso che saltava fuori dalla sabbia, ancora intatto, dopo 100 milioni di anni. Non finivano mai, e giorno dopo giorno, anno dopo anno, abbiamo recuperato lo scheletro più completo che si conosca al mondo. Le scoperte sono per definizione imprevedibili ma la paleontologia deve andare avanti. Dobbiamo tornare”.

Cristiano Dal Sasso durante una campagna di scavo

Dal Sasso è il più noto famoso paleontologo d’Italia non solo per aver riportato alla luce Spinosaurus, ma anche per aver scoperto molti dinosauri “della porta accanto”, tutti italiani. Nel suo libro “I dinosauri spiegati a mio figlio” tutto questo è declinato in una conversazione molto familiare con suo figlio Stefano. Quali sono state le sue scoperte preferite?

Come molti bambini della sua età, Stefano è stato particolarmente affascinato da Ciro. Per la tenera età e le piccole dimensioni, il cucciolo di dinosauro italiano ormai famoso nel mondo per l’eccezionale fossilizzazione degli organi interni cattura facilmente le giovani generazioni, che vivono una sorta di empatia con un essere che, come loro, aveva bisogno delle cure dei propri genitori nelle sue prime fasi di vita. Nel libro si parla anche della fontanella fronto-parietale, lo spazio fra le ossa del cranio che hanno anche i nostri figli appena nati. Una scoperta incredibile, avvenuta in provincia di Benevento. 

E poi?

Quasi tutti i dinosauri protagonisti di questo libro io li ho visti sin dall’inizio, quando le loro ossa erano ancora intrappolate nella roccia. E poi li ho “accompagnati” verso la loro rinascita virtuale, spesso battezzandoli con nomi di specie nuove per la scienza. Quindi davvero ho cercato di raccontare l’emozione della scoperta. Come Saltriovenator, un “ragazzone” di 24 anni rinvenuto in una cava in provincia Varese. O Tito, il primo dinosauro sauropode italiano rinvenuto sui Monti Prenestini a 50 km da Roma.

In questi giorni celebriamo i 30 anni di un capolavoro della cinematografia, indimenticabile per ragazzi e adulti. Quanto deve la paleontologia a Jurassic Park?

È innegabile che Jurassic Park abbia incentivato la passione per la paleontologia in ogni angolo del mondo, sicché tra milioni di giovanissimi, i più motivati hanno poi deciso di trasformare quella passione in professione. Nel 1993 io ero già paleontologo, ma molti giovani ricercatori che ho conosciuto di persona hanno confessato di essere stati letteralmente fulminati, quando erano bambini, dai dinosauri di Spielberg: più vivi che mai nella storia del cinema, anche rispetto a tutte le ricostruzioni paleoartistiche precedenti.

E’ un buon momento per la scienza che studia i dinosauri?

Oggi ci sono più paleontologi che in qualsiasi altro momento storico. E sono diffusi in tutto il mondo. Questa favorevole combinazione fa sì che vengano scoperte nuove specie di animali preistorici quasi ogni settimana.

Da un mondo sovrappopolato di esseri umani, studiamo ere geologiche in cui la nostra specie non esisteva ancora. Perchè?

La varietà di esseri viventi con cui condividiamo il pianeta Terra è il risultato di una evoluzione durata centinaia di milioni di anni, che è documentata proprio dai fossili. Continuiamo a scoprirne di nuovi e questo ci fa capire sempre più che la biodiversità del passato è ciò che ha permesso la sopravvivenza della vita anche in momenti di crisi, come le estinzioni di massa. È una lezione che dobbiamo imparare anche noi esseri umani, perché siamo l’unica specie in grado di causare la scomparsa di molte altre, rischiando anche la nostra stessa sopravvivenza. Insomma, dobbiamo imparare dalla preistoria per fare più bella la nostra storia. 

Un paleontologo che appende lo scalpello al chiodo per prendere in mano la penna.

Questo libro è nato da un pranzo con un editor che ha colto l’attimo giusto della vita, mia e di mio figlio Stefano, in cui era importante stare vicini, cioè essere famiglia. Una brutta caduta, con la conseguente frattura del mio femore destro, ha accelerato la stesura dei testi. Sicché accanto alla mia sedia a rotelle, per un paio di mesi Stefano ha potuto davvero farmi le domande “in diretta” e talvolta anche correggermi con parole più comprensibili a lui e ai suoi amici. Inoltre Stefano è anche un bravo disegnatore: vedendo tutti quei fogli pieni di dinosauri, abbiamo pensato che avrebbero potuto illustrare un libro per i ragazzi della sua età. E infatti nella presentazione, all’interno di questo libro, è stato pubblicato anche uno dei suoi disegni.

Saltriovenator in una raffigurazione del libro di Dal Sasso

Dinosauri scoperti preferiti.

Quasi tutti i dinosauri protagonisti di questo libro io li ho visti sin dall’inizio, quando le loro ossa erano ancora intrappolate nella roccia. E poi li ho “accompagnati” verso la loro rinascita virtuale, spesso battezzandoli con nomi di specie nuove per la scienza. Quindi davvero ho cercato di raccontare l’emozione della scoperta. Tuttavia ci sono dinosauri a cui sono più affezionato di altri. Ciro, tenerissimo come tutti i cuccioli, mi emoziona tutte le volte che lo rivedo. E poi lo spinosauro. Il suo scavo, nella difficoltà della calura del deserto del Sahara, ci ha regalato molti brividi, quasi per ogni osso che saltava fuori dalla sabbia, ancora intatto, dopo 100 milioni di anni …. Non finivano mai, e giorno dopo giorno, anno dopo anno, abbiamo recuperato lo scheletro più completo che si conosca al mondo!

Qualche scoperta in vista per futuro?

Le scoperte sono per definizione imprevedibili, ma una di certo ci aspettiamo di “completare”: dobbiamo tornare in Marocco appena possibile con l’aiuto di qualche sponsor, perché del più completo scheletro di spinosauro esistente al mondo non abbiamo ancora estratto tutte le ossa.

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