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venerdì 23 Febbraio 2024

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Zone umide: “Continuiamo a convertirle e perderemo di nuovo i fenicotteri rosa”
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Se il bacino del Mediterraneo ha perso la metà delle sue zone umide negli ultimi 50 anni, il futuro delle specie animali legate a questi ecosistemi rimane appeso a un filo. Lo sviluppo urbano, la conversione agricola, le dighe, l’inquinamento e l’invasione delle specie aliene stringono sempre di più il cerchio intorno a uccelli migratori, mammiferi, rettili e insetti. Oltreché compromettere il ritorno del fenicottero rosa, specie in crescita sulle nostre coste. In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, a lanciare l’allarme è il Parco Natura Viva di Bussolengo che ospita la colonia più popolosa d’Italia di questa specie.
“Dalla Puglia al Delta del Po e dalla Sicilia alla Sardegna – spiega Cesare Avesani Zaborra, CEO del Parco Natura Viva di Bussolengo – negli ultimi anni tutti gli indicatori dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) hanno restituito dati molto incoraggianti sulla presenza dei fenicotteri rosa nelle nostre zone umide. Difficile fare una stima del numero totale tra esemplari nidificanti e non, ma l’ultimo censimento targato IUCN Italia indica la presenza di 15.246 coppie. La cui capacità di riprodursi è tuttavia legata indissolubilmente alla conservazione e alla salute delle acque che abitano, per nutrirsi e portare a termine con successo le loro nidificazioni”. Ed è una pessima notizia, se pensiamo che l’ultimo studio dell’Istituto Superiore per la Conservazione della Natura (ISPRA) ha censito in Italia il 46,7% delle zone umide in cattivo stato di conservazione, il 31,7% in inadeguato stato e appena il 5% in uno stato favorevole. “Le inondazioni e i prosciugamenti indotti dalle alterazioni del clima (o dalle infrastrutture umane) – prosegue Avesani Zaborra – sono la minaccia che pesa di più sugli gli alti nidi di fango in cui questa specie depone, cova e cresce i pulcini. Se l’acqua non mantiene i livelli necessari e la composizione adeguata, i predatori possono trovare prede facili o gli allagamenti fare il resto”. Centocinquanta milioni di persone vivono sulla costa mediterranea e il trend è in aumento. E le zone umide non solo hanno la capacità di ospitare i fenicotteri e il resto di una ricchissima biodiversità, ma anche di immagazzinare carbonio 10-20 volte di più che le foreste temperate o boreali. “Eppure – conclude il CEO del Parco Natura Viva – anche in Grecia settentrionale il 73% delle paludi è stato prosciugato dal 1930. In Francia l’86% delle 78 zone umide più importanti è stato degradato fino alla metà degli anni ’90, la Spagna ha perso circa il 60% delle sue zone umide originarie mentre non va meglio ai bacini del nord Africa. Se continuiamo a convertire le nostre zone umide, sarà difficile assistere ancora per molto al ritorno del fenicottero rosa”.

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